sovraindebitamento

INTRODUZIONE AL SOVRAINDEBITAMENTO

 

La Legge 3/2012 introduce nel nostro ordinamento una procedura concorsuale anche nei confronti del debitore persona fisica, attivabile però solo dal debitore stesso e non dai creditori.

Il consumatore, inoltre, ha una normativa specifica più favorevole dal momento che può presentare un proprio piano di ristrutturazione dei debiti e di soddisfazione dei crediti.

Per poter beneficiare delle procedure di composizione della crisi è necessario avere due requisiti.

Il primo è quello oggettivo.

Non si deve essere assoggettati (né assoggettabili) alle vigenti procedure concorsuali disciplinate dal R.D. 267 del 1942.

Pertanto, alla procedura in commento possono ricorrere tutti i soggetti, persone fisiche, società, enti, che:

* non svolgono attività d’impresa;

* sono professionisti, artisti o altri lavoratori autonomi;

* sono imprenditori commerciali sotto la soglia di cui all’art. 1 l.fall.;

* sono enti privati non commerciali (associazioni ecc.);

* sono imprenditori agricoli;

* sono “start up innovative” indipendentemente dalle loro dimensioni.

 

Il secondo requisito è quello oggettivo.

Vi deve essere lo stato di “sovraindebitamento” definito come “la situazione di perdurante squilibrio tra le obbligazioni assunte e il patrimonio prontamente liquidabile per farvi fronte, che determina la rilevante difficoltà ad adempiere le proprie obbligazioni, ovvero la definitiva incapacità di adempierle regolarmente” (Art. 6 co. 2, lett. a), L. 3/2012).

Il concetto di ”sovraindebitamento” è diverso da quello di insolvenza della legge fallimentare in quanto prevede non solo l’incapacità definitiva e non transitoria di adempiere regolarmente ai propri debiti, ma fa anche riferimento ad una sproporzione tra il complesso dei debiti e il proprio patrimonio prontamente liquidabile, seppur sia specificato il rapporto di tale squilibrio.

Il consumatore, invece, è definito come “il debitore persona fisica che ha assunto obbligazioni esclusivamente per scopi estranei all’attività imprenditoriale o professionale eventualmente svolta” (Art.6, co.2, lett b), L.3/2012).

Questa specifica individuazione è da ricondursi alla volontà del legislatore di distinguere nettamente la procedura relativa al consumatore, rispetto a quella prevista per tutti i restanti soggetti non fallibili.

Non possono accedere al queste procedure coloro che sono in queste condizioni:

* essere soggetto a procedure concorsuali diverse da quelle previste dalla L.3/2012;

* aver fatto ricorso, nei precedenti cinque anni, ai procedimenti di composizione della crisi da sovraindebitamento;

* aver subito, per cause imputabili al debitore, uno dei provvedimenti di cui agli art.14 e 14-bis (ovvero l’impugnazione e la risoluzione dell’accordo e la revoca e la cessazione degli effetti dell’omologazione del piano del consumatore);

* aver presentato una documentazione che non consente di ricostruire compiutamente la sua situazione economica e patrimoniale.

GLI ORGANISMI DI COMPOSIZIONE DELLA CRISI

Le funzioni che la L.3/2012 affida all’Organismo sono molto importanti e riguardano ogni fase dell’accordo di composizione della crisi e del piano del consumatore.

L’avvio del procedimento è volontario, in quanto ha inizio con il deposito di un’istanza di nomina di un professionista che svolge le funzioni di OCC da parte del debitore/consumatore presso il Tribunale del luogo di residenza o sede del debitore o del luogo di residenza del consumatore.

L’Organismo entra immediatamente in scena, in quanto, ai sensi dell’art. 7 co.1 e 1 bis L.3/2012, deve essere di ausilio al debitore/consumatore nella predisposizione di una proposta di accordo ai propri creditori avente ad oggetto la ristrutturazione dei debiti e la soddisfazione dei crediti. E’ consigliabile che il debitore/consumatore abbia sempre un proprio professionista che lo aiuti nella predisposizione dell’accordo/piano, in quanto, come vedremo più avanti, all’OCC spetta il compito non di predisporre l’accordo/piano ma solo di verificare la veridicità dei dati contenuti nella proposta e di attestare la fattibilità della stessa.

Il piano redatto dal consumatore e la proposta di accordo redatto dal debitore devono prevedere:

- scadenze e modalità di pagamento dei creditori, anche se suddivisi in classi, (per esempio pagamenti rateali, cessione crediti futuri, cessione dei beni, liquidazione dell’attivo, ecc…);

- le garanzie rilasciate per l’adempimento dei debiti;

- le modalità per l’eventuale liquidazione dei beni.

La proposta potrà, inoltre, prevedere il pagamento parziale dei creditori privilegiati, purché venga comunque assicurata una loro soddisfazione in misura non inferiore a quella realizzabile in caso di liquidazione. Il pagamento dei crediti impignorabili di cui all’art. 545 del Codice di procedura civile e delle altre disposizioni contenute in leggi speciali, invece, deve essere assicurato in ogni caso. Per i tributi costituenti risorse proprie dell’Unione europea, per l’IVA e per le ritenute operate e non versate può essere prevista solo una dilazione.

La proposta di accordo con continuazione dell’attività di impresa e il piano del consumatore, inoltre, possono prevedere una moratoria fino ad un anno dall’omologazione per il pagamento dei crediti privilegiati (art. 8 co. 4).

Unitamente a tale proposta, il debitore deve depositare presso il Tribunale altri documenti, tra i quali il più importante è sicuramente l’attestazione sulla fattibilità del piano, redatta dall’OCC.

Per tutte queste molteplici funzioni, l’OCC sembra rivestire congiuntamente i ruoli che nel concordato preventivo hanno l’attestatore (sia ex art. 161 co.3 che 160 co.2 l.fall.), il commissario giudiziale e persino, se disposto dal giudice (art. 15 co.8), le funzioni di liquidatore.

Una volta predisposta la proposta con tutti gli allegati richiesti dalla legge, il sovraindebitato dovrà provvedere al deposito della stessa presso il Tribunale competente. Contestualmente, e non oltre tre giorni, l’OCC dovrà comunicare la proposta all’agente della riscossione, agli uffici fiscali ed agli enti locali indicando la ricostruzione della posizione fiscale del debitore e la presenza di eventuali contenziosi pendenti.

 

FASE DELLA OMOLOGAZIONE DEL PIANO

Depositato il piano, si rende necessario l’intervento del Tribunale e si apre la fase di omologazione del piano medesimo.

In questa fase, il Tribunale deve verificare la corrispondenza dei requisiti dettati dalla legge per il deposito della proposta di accordo e, in caso positivo, provvede ad attuare i necessari passaggi previsti dalla normativa consistenti nella:

* fissazione dell’udienza dei creditori (entro 60 gg. dal deposito della documentazione);

* disposizione della comunicazione ai creditori (da parte dell’OCC);

* disposizione di idonea forma di pubblicità della proposta e del decreto (da parte dell’OCC);

* emanazione del provvedimento sull’inibitoria di atti pregiudizievoli nei confronti del debitore proponente fino all’emanazione del provvedimento definitivo di omologazione dell’accordo.

All’organismo, in questa fase della procedura, spetta ogni iniziativa funzionale al raggiungimento dell’accordo e alla buona riuscita dello stesso. L’organismo deve soprattutto intervenire allo scopo di garantire il raggiungimento dell’accordo, ipotizzando anche compiti di “mediazione” con i creditori. L’accordo di composizione della crisi può essere omologato qualora sia raggiunto il consenso dei creditori rappresentanti almeno il 60% dei crediti, con il meccanismo del silenzio-assenso nei confronti dei creditori che non esprimono il proprio consenso. L’omologazione può avvenire anche in caso di contestazione della convenienza dell’accordo da parte di uno dei creditori che non ha aderito o che risulta escluso o qualunque altro interessato, qualora il giudice ritenga che il credito possa essere soddisfatto dall’esecuzione dello stesso in misura non inferiore alla procedura di Liquidazione dei beni del debitore. Una volta omologato, l’accordo è obbligatorio nei confronti di tutti i creditori anteriori alla proposta. Dopo la votazione, l’organismo di composizione della crisi trasmette ai creditori una relazione sui consensi espressi e sul raggiungimento del quorum, allegando il testo dell’accordo.

Nei dieci giorni successivi al ricevimento di detta relazione, i creditori possono sollevare eventuali contestazioni. Quindi, decorso tale termine, l’organismo di composizione della crisi trasmette al giudice la relazione contenente le informazioni relative ai consensi espressi allegando le eventuali contestazioni ricevute.

L’organismo di composizione della crisi rilascerà infine al giudice un giudizio definitivo sulla fattibilità del piano in relazione alla capacità del debitore di far fronte all’accordo e al pagamento dei creditori non aderenti.

L’obbligatorietà della soluzione proposta per tutti i creditori da parte del consumatore, infatti, deriva dal giudizio di omologazione che il Tribunale esprimerà sul piano predisposto dallo stesso consumatore. Proprio per la mancata di votazioni, è necessario che l’Organismo rediga una relazione attestativa, da allegare al piano in sede di deposito, avente ad oggetto:

* la completezza e veridicità dei dati presentati;

* la convenienza del piano rispetto all’alternativa liquidatoria e, soprattutto, le cause dell’indebitamento e le ragioni dell’incapacità di adempimento da parte del consumatore;

* la solvibilità del consumatore negli ultimi 5 anni;

* eventuali atti del debitore impugnati dai creditori.

È previsto infatti che, non essendo l’accordo portato all’approvazione dei creditori, la valutazione del Tribunale debba tenere conto sia della fattibilità del piano, sia della meritevolezza del consumatore e dell’assenza di colpa nell’assunzione di obbligazioni eccessive rispetto alla sua capacità di rimborso, mentre la mancanza di convenienza potrà essere eccepita dai singoli creditori nell’ambito del giudizio di omologazione.

Un’altra differenza rispetto all’accordo di composizione della crisi è rappresentato dal potere discrezionale del giudice di sospendere le eventuali procedure esecutive individuali pendenti nei confronti del debitore fino all’omologazione definitiva del piano, qualora il giudice ritenga che la prosecuzione di tali atti pregiudichi la fattibilità del piano stesso. Tale eventuale provvedimento può essere disposto con il decreto che fissa l’udienza dei creditori. La discrezionalità di tale decisione appare diversa rispetto all’inibitoria senz’altro prevista in caso di Accordo dall’Art.10, co.2, lett. C).

Il decreto di omologazione è equiparato all’atto di pignoramento (sui singoli beni oggetto del piano) e produce, innanzitutto, un effetto sulle procedure esecutive individuali. E’ previsto infatti che, per i creditori anteriori, dalla data dell’omologazione del piano non possono essere iniziate o proseguite azioni esecutive individuali, azioni cautelari né acquistati diritti di prelazione sul patrimonio del debitore.

Per i creditori successivi (ovvero con causa o titolo posteriore), invece, essi non potranno procedere esecutivamente sui beni oggetto del piano.

 

ESECUZIONE DELL’ACCORDO E DEL PIANO

Dopo l’omologazione, l’Organismo si adopera per risolvere le eventuali difficoltà nell’esecuzione dell’accordo, per vigilare sull’adempimento dell’accordo e per comunicare ai creditori ogni eventuale irregolarità (Art.13, co.2).

Rimane invece rimessa al giudice la definizione di tutte le eventuali contestazioni relative alla violazione di diritti.

Il ruolo fondamentale di supporto, non solo al debitore, ma anche nei confronti del giudice delegato è sottolineato anche nella Sezione III della L.3/2012 dedicata alle disposizioni comuni, in quanto, l’art.15 dispone che spetta all’Organismo il compito di effettuare tutte le comunicazioni disposte dal giudice ai fini delle procedure esaminate.

In caso di nomina di un liquidatore da parte del giudice, inoltre, l’Organismo deve proporre la designazione ed ha il compito di sorvegliare l’operato di quest’ultimo e di riferire ai creditori.

I poteri pubblicistici dell’Organismo sono confermati anche dalla previsione della possibilità di accesso alle banche dati.

 

IL LIQUIDATORE NELLE PROCEDURE DI COMPOSIZIONE DELLA CRISI DA SOVRAINDEBITAMENTO

Se per la soddisfazione dei crediti sono utilizzati beni sottoposti a pignoramento ovvero se previsto dall’accordo o dal piano stesso, l’organismo di composizione della crisi propone al giudice la nomina di un liquidatore, scelto in base ai requisiti dettati dall’art. 28 l.fall., che disporrà in via esclusiva dei beni e delle somme incassate. Funzione dell’OCC sarà quella di vigilare sull’esatto adempimento dello stesso e di risolvere eventuali difficoltà.

 

LA LIQUIDAZIONE DEL PATRIMONIO DEL DEBITORE

La sezione seconda introduce espressamente lo strumento della “Liquidazione del Patrimonio” che da un lato disciplina l’insuccesso dell’accordo o del piano e dall’altro prefigura la volontarietà del debitore a liquidare direttamente il patrimonio.

 

In primo luogo, dunque, si dispone la conversione della procedura di composizione della crisi in liquidazione dei beni, che disciplina le fattispecie di annullamento dell’accordo o di cessazione degli effetti dell’omologazione del piano del consumatore (ex art. 14 bis co.2 lett. a). Ma altresì, la conversione è disposta, ai sensi dell’art. 11 co.5, nei casi in cui l’accordo cessi quando il debitore non esegue, entro i novanta giorni dalle scadenze previste, i pagamenti dovuti alle amministrazioni pubbliche ed agli enti gestori di forme di previdenza ed assistenza obbligatorie, o ancora quando durante la procedura risultano compiuti atti diretti a frodare le ragioni dei creditori.

La conversione scaturisce anche, ai sensi dell’art. 14 co.2 lett. b), nei casi di risoluzione dell’accordo o di cessazione degli effetti dell’omologazione del piano del consumatore, quando il proponente non adempie agli obblighi derivanti dal piano, se le garanzie promesse non vengono costituite o se l’esecuzione del piano diviene impossibile, quando determinati da cause imputabili al debitore.

Il giudice, su istanza del debitore o di uno dei creditori, dispone con decreto la conversione della procedura di composizione della crisi.

La liquidazione integrale del patrimonio del debitore, dunque, è interpretata come via d’uscita al venir meno dell’accordo e del piano.

 

NOMINA, RUOLO E SIMILITUDINI CON LA FIGURA DEL CURATORE FALLIMENTARE

La liquidazione del patrimonio è considerata soprattutto un’alternativa alla proposta di composizione della crisi da sovraindebitamento. È il debitore in stato di crisi che chiederà, sempre con l’assistenza dell’OCC, non più la ristrutturazione dei debiti attraverso l’accordo o il piano, ma attraverso l’integrale liquidazione del proprio patrimonio.

 

L’accesso a tale procedura è consentito qualora siano soddisfatte due delle quattro condizioni stabilite nei presupposti di ammissibilità indicati dall’art.7, co.2 per l’accordo di composizione della crisi ovvero:

* Non essere assoggettabile ad altre procedure concorsuali;

* Non aver fatto ricorso a procedure di sovra indebitamento negli ultimi 5 anni.

Il liquidatore è nominato dal giudice tra i professionisti in possesso dei requisiti di cui all’art. 28 l.fall.. Dalla lettura degli articoli 14-ter e seguenti del D.L. 179 del 18 ottobre 2012 si denota subito una similitudine della disciplina dettata per la liquidazione del patrimonio con quella del fallimento dell’imprenditore individuale, e di converso un parallelismo tra la figura del liquidatore e quella del curatore fallimentare. In particolare è l’art. 14-quinquies che conferma la suddetta similitudine, disponendo, in primo luogo, sui soggetti che possono ricoprire l’incarico di liquidatore. Ma ulteriori similitudini si riscontrano nell’interruzione delle azioni esecutive o cautelari sul patrimonio oggetto di liquidazione, oltreché nella pubblicità che il liquidatore dovrà fare in merito sia alla domanda che al decreto del giudice, ed alle trascrizioni di legge nel caso sussistano beni immobili o mobili registrati.

Ma aspetti ancora più evidenti sono da un lato lo spossessamento del debitore dei beni facenti parte del patrimonio e dall’altro l’accertamento del passivo (concorsuale) attraverso il deposito delle istanze di insinuazione dei creditori (art. 14-septies). Infatti, è il liquidatore che verificherà l’elenco dei creditori e dei titolari di diritti reali e personali e comunicherà loro le modalità per partecipare alla liquidazione in atto, oltreché formare, ai sensi dell’art. 14-sexies, l’inventario dei beni ricadenti nell’attivo.

Il ruolo del liquidatore è, dunque, già nelle prime fasi molto simile a quello del curatore nel fallimento.

Il liquidatore esaminerà le domande depositate e predisporrà, ai sensi dell’art. 14-octies, un progetto di stato passivo che comunicherà ai creditori interessati dando loro un termine di quindici giorni per sollevare eventuali osservazioni. Entro 30 giorni dalla formazione dell’inventario, il liquidatore dovrà altresì redigere un programma di liquidazione, dandone comunicazione al debitore ed ai creditori, provvedendo anche al relativo deposito nella cancelleria del tribunale. Detto programma dovrà assicurare, tra l’altro, la ragionevole durata della procedura. Nel corso della procedura, poi, il liquidatore ha, tra gli altri, l’amministrazione dei beni che compongono il patrimonio di liquidazione; il potere di effettuare vendite ed altri atti realizzativi in esecuzione del programma. Terminata la liquidazione dei beni effettuerà il riparto finale tra tutti i creditori concorsuali, similmente alle procedure seguite nel fallimento.

 

L’ESDEBITAZIONE

E’ prevista, a particolari condizioni, per il debitore persona fisica nel caso della procedura di liquidazione del patrimonio.

In caso di accordo del debitore o di piano del consumatore, l’effetto esdebitatorio è automatico.

Il primo comma dell’art. 14-terdecies precisa che l’esdebitazione riguarda soltanto i creditori concorsuali per la parte rimasta non soddisfatta dei loro crediti.

Occorre peraltro che il debitore:

- abbia cooperato al regolare ed efficace svolgimento della procedura, fornendo tutte le informazioni e la documentazione utili, nonché adoperandosi per il proficuo svolgimento delle operazioni;

- non abbia in alcun modo ritardato o contribuito a ritardare lo svolgimento della procedura;

- non abbia beneficiato di altra esdebitazione negli otto anni precedenti la domanda;

- non sia stato condannato, con sentenza passata in giudicato, per uno degli specifici reati previsti dall’art. 16 della legge che riecheggiano la disciplina della bancarotta;

- abbia svolto, nei quattro anni di durata della liquidazione, un’attività produttiva di reddito adeguata rispetto alle proprie competenze e alla situazione di mercato o, in ogni caso, abbia cercato un’occupazione e non abbia rifiutato, senza giustificato motivo, proposte di impiego;

- siano stati soddisfatti, almeno in parte, i creditori per titolo e causa anteriore al decreto di apertura della liquidazione.

Il legislatore aggiunge ancora che l’esdebitazione è esclusa quando:

- il sovraindebitamento del debitore é imputabile ad un ricorso al credito colposo e sproporzionato rispetto alle sue capacità patrimoniali;

- il debitore, nei cinque anni precedenti l’apertura della liquidazione o nel corso della stessa, ha posto in essere atti in frode ai creditori, pagamenti o altri atti dispositivi del proprio patrimonio, ovvero simulazioni di titoli di prelazione, allo scopo di favorire alcuni creditori a danno di altri.

In quest’ultima ipotesi il provvedimento di concessione dell’esdebitazione è revocabile in ogni momento, ad istanza dei creditori, così come quando risulti che e’ stato dolosamente o con colpa grave aumentato o diminuito il passivo, ovvero sottratta o dissimulata una parte rilevante dell’attivo ovvero simulate attività inesistenti.

L’esdebitazione non opera:

- per i debiti derivanti da obblighi di mantenimento e alimentari;

- per i debiti da risarcimento dei danni da fatto illecito extracontrattuale, nonché per le sanzioni penali ed amministrative di carattere pecuniario che non siano accessorie a debiti estinti;

- per i debiti fiscali che, pur avendo causa anteriore al decreto di apertura delle procedure di sovraindebitamento, sono stati successivamente accertati in ragione della sopravvenuta conoscenza di nuovi elementi.

Il procedimento è disciplinato dall’art. 14-terdecies, co.4, che prevede che sia il giudice, con decreto adottato su ricorso del debitore interessato, presentato entro l’anno successivo alla chiusura della liquidazione, sentiti i creditori non integralmente soddisfatti e verificate le condizioni di ammissibilità della domanda, a dichiarare inesigibili nei confronti del debitore i crediti non soddisfatti integralmente.

 

LIBERAMENTE TRATTO DALLA GUIDA PER L’OCC DELLA FONDAZIONE DEI DOTTORI COMMERCIALISTI DI FIRENZE “ LA GUIDA OPERATIVA PER IL PROFESSIONISTA NOMINATO ALLE FUNZIONI O.C.C. -ORGANISMO DI COMPOSIZIONE DELLA CRISI.

COMMISSIONE COMITATO SCIENTIFICO AREA PROCEDURE CONCORSUALI -

Esperienza Equitalia

 

ridurre il debito è possibile, anche per la quasi interezza della cartella presentata dall’ente riscossore. Ne è testimone la signora Rossella Stucchi che ha estinto il proprio debito in virtù di una sentenza emanata dal Tribunale di Busto Arsizio.

La pronuncia ha reso possibile il taglio dei mancati pagamenti lamentati da Equitalia, scesi da 87mila a 11mila sulla base della legge relativa alla “Composizione della crisi da sovraindebitamento”.

Ne dà notizie il Corriere della Sera, che ha fatto presente come la legge presentata dal governo di Mario Monti finalizzata al sostegno di piccoli imprenditori, contribuenti e consumatori alle prese con situazioni difficili sul piano economico.

Secondo quanto previsto dalla legge in questione, il soggetto può accedere a un pagamento del proprio debito anche in forma ridotta, seppure a particolari condizioni e in presenza di requisiti certi.

La vicenda

Partita nel 2002, la vertenza ha visto la contribuente fare fronte a un debito inevaso nel 1996: l’ammontare della cifra contestata alla signora Stucchi era pari a 26 milioni di lire, che, però, diciannove anni or sono, con stipendio poco sopra il milione di lire e due figli a carico, non poteva saldare.

Così, ha raccontato l’avvocato, l’importo è schizzato a 51mila euro nella cartella reclamata da Equitalia, cui si sono aggiunti 31mila euro di interessi e ulteriori 278 di compensi di riscossione.

La prima richiesta della difesa è stata quella di arrivare a una rateizzazione del debito, che avrebbe consentito alla contribuente di fare fronte al debito reclamato da Equitalia con maggiore tranquillità.

Poi, però, in base alla legge sulla ”Composizione della crisi da sovraindebitamento” si è arrivati alla definizione di un debito assai inferiore, appurato il patrimonio detenuto dalla donna, titolare di una porzione della casa ereditata a seguito della morte del padre. Valore calcolato: 11mila euro. Il giudice, applicando la norma del governo Monti – che l’esecutivo di Enrico Letta aveva ritoccato – ha accettato.

Chi può accedervi. Tutti i debitori, pubblici e privati, possono accedere alla procedura di pagamento ridotto dei debiti con il fisco, purché non siano da ritenere fallibili dal punto di vista tecnico. Necessario l’ok dei almeno il 60% dei creditori.

 

L’avvocato gestisce la crisi da sovraindebitamento

 

Una nuova attività si affaccia negli studi degli avvocati, commercialisti e notai: quella di poter gestire il cosiddetto “fallimento del consumatore” (o, più tecnicamente definita “crisi da sovraindebitamento”; leggi, a riguardo, la nostra guida “Fallimento del consumatore e sovraindebitamento”).

È stato, infatti, appena pubblicato, sulla Gazzetta Ufficiale di ieri, il decreto del ministero della giustizia che definisce i requisiti che devono avere gli enti autorizzati a gestire le crisi da sovraindebitamento.

Tra di essi compaiono commercialisti, avvocati e notai, che potranno essere iscritti di diritto, anche come studi associati, con una semplice domanda.

Oltre ai professionisti predetti, nel registro potranno iscriversi altri soggetti purché muniti dei requisiti formativi e di esperienza sul campo indicati dal decreto ministeriale.

Infine, nel registro potranno essere iscritte le pubbliche amministrazioni, o meglio gli organismi costituiti dai comuni, dalle province/città metropolitane, dalle regioni, dalle università e dagli organismi di conciliazione costituiti presso le camere di commercio. Ricordiamo che la normativa sulla crisi da sovraindebitamento è stata introdotta nel 2012, e ha lo scopo di consentire, a tutti i soggetti che non possono fallire (quindi: consumatori, piccoli imprenditori, professionisti, artigiani, privati in generale, ecc.) di sdebitarsi.

La risoluzione della crisi può avvenire tramite la liquidazione del patrimonio del debitore o attraverso un accordo di ristrutturazione dei debiti.

In ogni caso, è necessaria la predisposizione di un apposito piano che deve essere gestito da uno dei soggetti indicati oggi dal decreto ministeriale.

Il professionista o l’organismo dovrà stipulare una polizza assicurativa con massimale non inferiore a un milione di euro per le conseguenze patrimoniali comunque derivanti dallo svolgimento del servizio di gestione della crisi.

Quanto ai compensi degli organi gestori dei casi di sovraindebitamento, essi saranno proporzionali all’ammontare dell’attivo realizzato o del passivo risultante dall’accordo proposto dal consumatore insolvente.

Il decreto prevede che per i primi tre anni avvocati, commercialisti e notai saranno esentati dall’obbligo di aggiornamento biennale su temi concorsuali (40 ore complessive), purché documentino di essere stati nominati in almeno quattro procedure curatori fallimentari, commissari giudiziali, delegati alle operazioni di vendita nelle procedure esecutive immobiliari o liquidatori.

THINK TANK ZONA FRANCA.IT

LA LEGGE SUL SOVRAINDEBITAMENTO

La legge 27 gennaio 2012 n. 3 sul Sovraindebitamento

 

Disposizioni in materia di usura e di estorsione,

nonche’ di composizione delle crisi da sovraindebitamento.

 

Vigente al: 18-1-2013

Art. 1 – Art. 6 omissis

 

Art. 7

Presupposti di ammissibilita’

1. Il debitore in stato di sovraindebitamento puo’ proporre ai

creditori, con l’ausilio degli organismi di composizione della crisi

di cui all’articolo 15 con sede nel circondario del tribunale

competente ai sensi dell’articolo 9, comma 1, un accordo di

ristrutturazione dei debiti e di soddisfazione dei crediti sulla base

di un piano che, assicurato il regolare pagamento dei titolari di

crediti impignorabili ai sensi dell’articolo 545 del codice di

procedura civile e delle altre disposizioni contenute in leggi

speciali, preveda scadenze e modalita’ di pagamento dei creditori,

anche se suddivisi in classi, indichi le eventuali garanzie

rilasciate per l’adempimento dei debiti e le modalita’ per

l’eventuale liquidazione dei beni. E’ possibile prevedere che i

crediti muniti di privilegio, pegno o ipoteca possono non essere

soddisfatti integralmente, allorche’ ne sia assicurato il pagamento

in misura non inferiore a quella realizzabile, in ragione della

collocazione preferenziale sul ricavato in caso di liquidazione,

avuto riguardo al valore di mercato attribuibile ai beni o ai diritti

sui quali insiste la causa di prelazione, come attestato dagli

organismi di composizione della crisi. In ogni caso, con riguardo ai

tributi costituenti risorse proprie dell’Unione europea, all’imposta

sul valore aggiunto ed alle ritenute operate e non versate, il piano

puo’ prevedere esclusivamente la dilazione del pagamento. Fermo

restando quanto previsto dall’articolo 13, comma 1, il piano puo’

anche prevedere l’affidamento del patrimonio del debitore ad un

gestore per la liquidazione, la custodia e la distribuzione del

ricavato ai creditori, da individuarsi in un professionista in

possesso dei requisiti di cui all’articolo 28 del regio decreto 16

marzo 1942, n. 267.Il gestore e’ nominato dal giudice.

1-bis. Fermo il diritto di proporre ai creditori un accordo ai

sensi del comma 1, il consumatore in stato di sovraindebitamento puo’ proporre, con l’ausilio degli organismi di composizione della crisi

di cui all’articolo 15 con sede nel circondario del tribunale

competente ai sensi dell’articolo 9, comma 1, un piano contenente le

previsioni di cui al comma 1.

2. La proposta non e’ ammissibile quando il debitore, anche

consumatore:

a) e’ soggetto a procedure concorsuali diverse da quelle regolate

dal presente capo;

b) ha fatto ricorso, nei precedenti cinque anni, ai procedimenti

di cui al presente capo;

c) ha subito, per cause a lui imputabili, uno dei provvedimenti

di cui agli articoli 14 e 14-bis;

d) ha fornito documentazione che non consente di ricostruire

compiutamente la sua situazione economica e patrimoniale.

2-bis. Ferma l’applicazione del comma 2, lettere b), c) e d),

l’imprenditore agricolo in stato di sovraindebitamento puo’ proporre

ai creditori un accordo di composizione della crisi secondo le

disposizioni della presente sezione.

 

Art. 8

Contenuto dell’accordo o del piano del consumatore

1. La proposta di accordo ((o di piano del consumatore)) prevede la

ristrutturazione dei debiti e la soddisfazione dei crediti attraverso

qualsiasi forma, anche mediante cessione dei ((crediti)) futuri.

2. Nei casi in cui ((i beni e i redditi)) del debitore non siano

sufficienti a garantire la fattibilita’ ((dell’accordo o del piano

del consumatore)), la proposta deve essere sottoscritta da uno o piu’

terzi che consentono il conferimento, anche in garanzia, di redditi o

beni sufficienti per ((assicurarne l’attuabilita’)).

3. Nella proposta di accordo sono indicate eventuali limitazioni

all’accesso al mercato del credito al consumo, all’utilizzo degli

strumenti di pagamento elettronico a credito e alla sottoscrizione di

strumenti creditizi e finanziari.

((4. La proposta di accordo con continuazione dell’attivita’

d’impresa e il piano del consumatore possono prevedere una moratoria

fino ad un anno dall’omologazione per il pagamento dei creditori

muniti di privilegio, pegno o ipoteca, salvo che sia prevista la

liquidazione dei beni o diritti sui quali sussiste la causa di

prelazione.))

 

Art. 9

Deposito della proposta

1. La proposta di accordo e’ depositata presso il tribunale del

luogo di residenza o sede ((principale)) del debitore. ((Il

consumatore deposita la proposta di piano presso il tribunale del

luogo ove ha la residenza. La proposta, contestualmente al deposito

presso il tribunale, e comunque non oltre tre giorni, deve essere

presentata, a cura dell’organismo di composizione della crisi,

all’agente della riscossione e agli uffici fiscali, anche presso gli

enti locali, competenti sulla base dell’ultimo domicilio fiscale del

proponente e contenere la ricostruzione della sua posizione fiscale e

l’indicazione di eventuali contenziosi pendenti.))

2. ((Unitamente alla proposta devono essere depositati)) l’elenco

di tutti i creditori, con l’indicazione delle somme dovute, ((di

tutti i beni del debitore)) e degli eventuali atti di disposizione

compiuti negli ultimi cinque anni, corredati delle dichiarazioni dei

redditi degli ultimi tre anni e dell’attestazione sulla fattibilita’

del piano, nonche’ l’elenco delle spese correnti necessarie al

sostentamento suo e della sua famiglia, previa indicazione della

composizione del nucleo familiare corredata del certificato dello

stato di famiglia.

3. Il debitore che svolge attivita’ d’impresa deposita altresi’ le

scritture contabili degli ultimi tre esercizi, unitamente a

dichiarazione che ne attesta la conformita’ all’originale.

((3-bis. Alla proposta di piano del consumatore e’ altresi’

allegata una relazione particolareggiata dell’organismo di

composizione della crisi che deve contenere:

a) l’indicazione delle cause dell’indebitamento e della diligenza

impiegata dal consumatore nell’assumere volontariamente le

obbligazioni;

b) l’esposizione delle ragioni dell’incapacita’ del debitore di

adempiere le obbligazioni assunte;

c) il resoconto sulla solvibilita’ del consumatore negli ultimi

cinque anni;

d) l’indicazione della eventuale esistenza di atti del debitore

impugnati dai creditori;

e) il giudizio sulla completezza e attendibilita’ della

documentazione depositata dal consumatore a corredo della proposta,

nonche’ sulla probabile convenienza del piano rispetto

all’alternativa liquidatoria.

3-ter. Il giudice puo’ concedere un termine perentorio non

superiore a quindici giorni per apportare integrazioni alla proposta

e produrre nuovi documenti.

3-quater. Il deposito della proposta di accordo o di piano del

consumatore sospende, ai soli effetti del concorso, il corso degli

interessi convenzionali o legali, a meno che i crediti non siano

garantiti da ipoteca, da pegno o privilegio, salvo quanto previsto

dagli articoli 2749, 2788 e 2855, commi secondo e terzo, del codice

civile.))

 

Art. 10

Procedimento

1. Il giudice, se la proposta soddisfa i requisiti previsti dagli

articoli 7 ((, 8)) e 9, fissa immediatamente con decreto l’udienza,

disponendo la comunicazione ((, almeno trenta giorni prima del

termine di cui all’articolo 11, comma 1,)) ai creditori presso la

residenza o la sede legale, anche per telegramma o per lettera

raccomandata con avviso di ricevimento o per telefax o per posta

elettronica certificata, della proposta e del decreto ((. . .)).((Tra

il giorno del deposito della documentazione di cui all’articolo 9 e

l’udienza non devono decorrere piu’ di sessanta giorni.))

((2. Con il decreto di cui al comma 1, il giudice:

a) stabilisce idonea forma di pubblicita’ della proposta e del

decreto, oltre, nel caso in cui il proponente svolga attivita’

d’impresa, la pubblicazione degli stessi nel registro delle imprese;

b) ordina, ove il piano preveda la cessione o l’affidamento a

terzi di beni immobili o di beni mobili registrati, la trascrizione

del decreto, a cura dell’organismo di composizione della crisi,

presso gli uffici competenti;

c) dispone che, sino al momento in cui il provvedimento di

omologazione diventa definitivo, non possono, sotto pena di nullita’,

essere iniziate o proseguite azioni esecutive individuali ne’

disposti sequestri conservativi ne’ acquistati diritti di prelazione

sul patrimonio del debitore che ha presentato la proposta di accordo,

da parte dei creditori aventi titolo o causa anteriore; la

sospensione non opera nei confronti dei titolari di crediti

impignorabili.))

((3. All’udienza il giudice, accertata la presenza di iniziative o

atti in frode ai creditori, dispone la revoca del decreto di cui al

comma 1 e ordina la cancellazione della trascrizione dello stesso,

nonche’ la cessazione di ogni altra forma di pubblicita’ disposta.))

((3-bis. A decorrere dalla data del provvedimento di cui al comma 2

e sino alla data di omologazione dell’accordo gli atti eccedenti

l’ordinaria amministrazione compiuti senza l’autorizzazione del

giudice sono inefficaci rispetto ai creditori anteriori al momento in

cui e’ stata eseguita la pubblicita’ del decreto.))

4. Durante il periodo previsto ((dal comma 2, lettera c) )), le

prescrizioni rimangono sospese e le decadenze non si verificano.

((5. Il decreto di cui al comma 1 deve intendersi equiparato

all’atto di pignoramento.))

6. Si applicano, in quanto compatibili, gli articoli 737 e seguenti

del codice di procedura civile. Il reclamo si propone al tribunale e

del collegio non puo’ far parte il giudice che ha pronunciato il

provvedimento.

 

Art. 11

Raggiungimento dell’accordo

1. I creditori fanno pervenire, anche per telegramma o per lettera

raccomandata con avviso di ricevimento o per telefax o per posta

elettronica certificata, all’organismo di composizione della crisi,

dichiarazione sottoscritta del proprio consenso alla proposta, come

eventualmente modificata ((almeno dieci giorni prima dell’udienza di

cui all’articolo 10, comma 1. In mancanza, si ritiene che abbiano

prestato consenso alla proposta nei termini in cui e’ stata loro

comunicata)).

((2. Ai fini dell’omologazione di cui all’articolo 12, e’

necessario che l’accordo sia raggiunto con i creditori rappresentanti

almeno il sessanta per cento dei crediti. I creditori muniti di

privilegio, pegno o ipoteca dei quali la proposta prevede l’integrale

pagamento non sono computati ai fini del raggiungimento della

maggioranza e non hanno diritto di esprimersi sulla proposta, salvo

che non rinuncino in tutto o in parte al diritto di prelazione. Non

hanno diritto di esprimersi sulla proposta e non sono computati ai

fini del raggiungimento della maggioranza il coniuge del debitore, i

suoi parenti e affini fino al quarto grado, i cessionari o

aggiudicatari dei loro crediti da meno di un anno prima della

proposta.))

3. L’accordo non pregiudica i diritti dei creditori nei confronti

dei coobbligati, fideiussori del debitore e obbligati in via di

regresso.

4. L’accordo non determina la novazione delle obbligazioni, salvo

che sia diversamente stabilito.

5. L’accordo ((cessa, di diritto, di produrre effetti)) se il

debitore non esegue integralmente, entro novanta giorni dalle

scadenze previste, i pagamenti dovuti ((secondo il piano)) alle

((amministrazioni pubbliche)) e agli enti gestori di forme di

previdenza e assistenza obbligatorie.((L’accordo e’ altresi’ revocato

se risultano compiuti durante la procedura atti diretti a frodare le

ragioni dei creditori. Il giudice provvede d’ufficio con decreto

reclamabile, ai sensi dell’articolo 739 del codice di procedura

civile, innanzi al tribunale e del collegio non puo’ far parte il

giudice che lo ha pronunciato.))

 

Art. 12

Omologazione dell’accordo

1. Se l’accordo e’ raggiunto, l’organismo di composizione della

crisi trasmette a tutti i creditori una relazione sui consensi

espressi e sul raggiungimento della percentuale di cui all’articolo

11, comma 2, allegando il testo dell’accordo stesso. Nei dieci giorni

successivi al ricevimento della relazione, i creditori possono

sollevare le eventuali contestazioni. Decorso tale ultimo termine,

l’organismo di composizione della crisi trasmette al giudice la

relazione, allegando le contestazioni ricevute, nonche’

un’attestazione definitiva sulla fattibilita’ del piano.

2. ((Il giudice omologa l’accordo e ne dispone l’immediata

pubblicazione utilizzando tutte le forme di cui all’articolo 10,

comma 2, quando, risolta ogni altra contestazione, ha verificato il

raggiungimento della percentuale di cui all’articolo 11, comma 2, e

l’idoneita’ del piano ad assicurare il pagamento integrale dei

crediti impignorabili, nonche’ dei crediti di cui all’articolo 7,

comma 1, terzo periodo. Quando uno dei creditori che non ha aderito o che risulta escluso o qualunque altro interessato contesta la

convenienza dell’accordo, il giudice lo omologa se ritiene che il

credito puo’ essere soddisfatto dall’esecuzione dello stesso in

misura non inferiore all’alternativa liquidatoria disciplinata dalla

sezione seconda.)) Si applicano, in quanto compatibili, gli articoli

737 e seguenti del codice di procedura civile. Il reclamo, anche

avverso il provvedimento di diniego, si propone al tribunale e del

collegio non puo’ far parte il giudice che ha pronunciato il

provvedimento.

((3. L’accordo omologato e’ obbligatorio per tutti i creditori

anteriori al momento in cui e’ stata eseguita la pubblicita’ di cui

all’articolo 10, comma 2. I creditori con causa o titolo posteriore

non possono procedere esecutivamente sui beni oggetto del piano.))

((3-bis. L’omologazione deve intervenire nel termine di sei mesi

dalla presentazione della proposta.))

((4. Gli effetti di cui al comma 3 vengono meno in caso di

risoluzione dell’accordo o di mancato pagamento dei crediti

impignorabili, nonche’ dei crediti di cui all’articolo 7, comma 1,

terzo periodo. L’accertamento del mancato pagamento di tali crediti

e’ chiesto al tribunale con ricorso da decidere in camera di

consiglio, ai sensi degli articoli 737 e seguenti del codice di

procedura civile. Il reclamo, anche avverso il provvedimento di

diniego, si propone al tribunale e del collegio non puo’ far parte il

giudice che ha pronunciato il provvedimento.))

5. La sentenza di fallimento pronunciata a carico del debitore

risolve l’accordo.((Gli atti, i pagamenti e le garanzie posti in

essere in esecuzione dell’accordo omologato non sono soggetti

all’azione revocatoria di cui all’articolo 67 del regio decreto 16

marzo 1942, n. 267.))

 

3 Piano del consumatore

Art. 12-bis

Procedimento di omologazione del piano del consumatore

(( 1. Il giudice, se la proposta soddisfa i requisiti previsti

dagli articoli 7, 8 e 9 e verificata l’assenza di atti in frode ai

creditori, fissa immediatamente con decreto l’udienza, disponendo, a

cura dell’organismo di composizione della crisi, la comunicazione,

almeno trenta giorni prima, a tutti i creditori della proposta e del

decreto. Tra il giorno del deposito della documentazione di cui

all’articolo 9 e l’udienza non devono decorrere piu’ di sessanta

giorni.

2. Quando, nelle more della convocazione dei creditori, la

prosecuzione di specifici procedimenti di esecuzione forzata potrebbe pregiudicare la fattibilita’ del piano, il giudice, con lo stesso

decreto, puo’ disporre la sospensione degli stessi sino al momento in

cui il provvedimento di omologazione diventa definitivo.

3. Verificata la fattibilita’ del piano e l’idoneita’ dello stesso

ad assicurare il pagamento dei crediti impignorabili, nonche’ dei

crediti di cui all’articolo 7, comma 1, terzo periodo, e risolta ogni

altra contestazione anche in ordine all’effettivo ammontare dei

crediti, il giudice, quando esclude che il consumatore ha assunto

obbligazioni senza la ragionevole prospettiva di poterle adempiere

ovvero che ha colposamente determinato il sovraindebitamento, anche per mezzo di un ricorso al credito non proporzionato alle proprie capacita’ patrimoniali, omologa il piano, disponendo per il relativo provvedimento una forma idonea di pubblicita’. Quando il piano prevede la cessione o l’affidamento a terzi di beni immobili o di

beni mobili registrati, il decreto deve essere trascritto, a cura

dell’organismo di composizione della crisi. Con l’ordinanza di

diniego il giudice dichiara l’inefficacia del provvedimento di

sospensione di cui al comma 2, ove adottato.

4. Quando uno dei creditori o qualunque altro interessato contesta

la convenienza del piano, il giudice lo omologa se ritiene che il

credito possa essere soddisfatto dall’esecuzione del piano in misura

non inferiore all’alternativa liquidatoria disciplinata dalla sezione

seconda del presente capo.

5. Si applica l’articolo 12, comma 2, terzo e quarto periodo.

6. L’omologazione deve intervenire nel termine di sei mesi dalla

presentazione della proposta.

7. Il decreto di cui al comma 3 deve intendersi equiparato all’atto

di pignoramento.))

 

Art. 12-ter

Effetti dell’omologazione del piano del consumatore

1. Dalla data dell’omologazione del piano i creditori con causa

o titolo anteriore non possono iniziare o proseguire azioni esecutive

individuali. Ad iniziativa dei medesimi creditori non possono essere

iniziate o proseguite azioni cautelari ne’ acquistati diritti di

prelazione sul patrimonio del debitore che ha presentato la proposta

di piano.

2. Il piano omologato e’ obbligatorio per tutti i creditori

anteriori al momento in cui e’ stata eseguita la pubblicita’ di cui

all’articolo 12-bis, comma 3. I creditori con causa o titolo

posteriore non possono procedere esecutivamente sui beni oggetto del piano.

3. L’omologazione del piano non pregiudica i diritti dei creditori

nei confronti dei coobbligati, fideiussori del debitore e obbligati

in via di regresso.

4. Gli effetti di cui al comma 1 vengono meno in caso di mancato

pagamento dei titolari di crediti impignorabili, nonche’ dei crediti

di cui all’articolo 7, comma 1, terzo periodo. L’accertamento del

mancato pagamento di tali crediti e’ chiesto al tribunale e si

applica l’articolo 12, comma 4.

 

4

Esecuzione e cessazione degli effetti dell’accordo di composizione della crisi e del piano del consumatore

Art. 13

Esecuzione dell’accordo o del piano del consumatore

1. Se per la soddisfazione dei crediti sono utilizzati beni

sottoposti a pignoramento ovvero se previsto dall’accordo ((o dal

piano del consumatore,)), il giudice, su proposta dell’organismo di

composizione della crisi, nomina un liquidatore che dispone in via

esclusiva degli stessi e delle somme incassate. Si applica l’articolo

28 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267. ((1))

2. L’organismo di composizione della crisi risolve le eventuali

difficolta’ insorte nell’esecuzione dell’accordo e vigila sull’esatto

adempimento dello stesso, comunicando ai creditori ogni eventuale

irregolarita’. Sulle contestazioni che hanno ad oggetto la violazione

di diritti soggettivi e sulla sostituzione del liquidatore per

giustificati motivi decide il giudice investito della procedura.

3. Il giudice, sentito il liquidatore e verificata la conformita’

dell’atto dispositivo all’accordo e al piano, anche con riferimento

alla possibilita’ di pagamento dei ((crediti impignorabili e dei

crediti di cui all’articolo 7, comma 1, terzo periodo)), autorizza lo

svincolo delle somme e ordina la cancellazione della trascrizione del

pignoramento, delle iscrizioni relative ai diritti di prelazione,

nonche’ di ogni altro vincolo ((, ivi compresa la trascrizione del

decreto di cui agli articoli 10, comma 1 e 12-bis, comma 3, e la

cessazione di ogni altra forma di pubblicita’. In ogni caso il

giudice puo’, con decreto motivato, sospendere gli atti di esecuzione

dell’accordo qualora ricorrano gravi e giustificati motivi)). ((1))

4. I pagamenti e gli atti dispositivi dei beni posti in essere in

violazione ((dell’accordo o del piano del consumatore sono inefficaci

rispetto ai creditori anteriori al momento in cui e’ stata eseguita

la pubblicita’ di cui agli articoli 10, comma 2, e 12-bis, comma 3)).

((4-bis. I crediti sorti in occasione o in funzione di uno dei

procedimenti di cui alla presente sezione sono soddisfatti con

preferenza rispetto agli altri, con esclusione di quanto ricavato

dalla liquidazione dei beni oggetto di pegno ed ipoteca per la parte

destinata ai creditori garantiti.

4-ter. Quando l’esecuzione dell’accordo o del piano del consumatore

diviene impossibile per ragioni non imputabili al debitore,

quest’ultimo, con l’ausilio dell’organismo di composizione della

crisi, puo’ modificare la proposta e si applicano le disposizioni di

cui ai paragrafi 2 e 3 della presente sezione.

 

Art. 14

Impugnazione e risoluzione dell’accordo

1. L’accordo puo’ essere annullato dal tribunale su istanza di ogni

creditore, in contraddittorio con il debitore, quando e’ stato

dolosamente ((o con colpa grave)) aumentato o diminuito il passivo,

ovvero sottratta o dissimulata una parte rilevante dell’attivo ovvero

dolosamente simulate attivita’ inesistenti. Non e’ ammessa alcuna

altra azione di annullamento.

((1-bis. Il ricorso per l’annullamento deve proporsi nel termine di

sei mesi dalla scoperta e, in ogni caso, non oltre due anni dalla

scadenza del termine fissato per l’ultimo adempimento previsto.))

2. Se il proponente non adempie ((. . .)) agli obblighi derivanti

dall’accordo, se le garanzie promesse non vengono costituite o se

l’esecuzione dell’accordo diviene impossibile per ragioni non

imputabili al debitore, ciascun creditore puo’ chiedere al tribunale

la risoluzione dello stesso.

3. Il ricorso per la risoluzione e’ proposto, a pena di decadenza,((entro sei mesi dalla scoperta e, in ogni caso,)) entro un anno dalla scadenza del termine fissato per l’ultimo adempimento previsto dall’accordo.

4. L’annullamento e la risoluzione dell’accordo non pregiudicano i

diritti acquistati dai terzi in buona fede.

5. Nei casi previsti dai commi 1 e 2, si applicano, in quanto

compatibili, gli articoli 737 e seguenti del codice di procedura

civile. ((Il reclamo si propone al tribunale e del collegio non puo’

far parte il giudice che ha pronunciato il provvedimento.

 

Art. 14-bis

Revoca e cessazione degli effetti dell’omologazione del piano del

consumatore

((1. La revoca e la cessazione di diritto dell’efficacia

dell’omologazione del piano del consumatore hanno luogo ai sensi

dell’articolo 11, comma 5.

2. Il tribunale, su istanza di ogni creditore, in contraddittorio

con il debitore, dichiara cessati gli effetti dell’omologazione del

piano nelle seguenti ipotesi:

a) quando e’ stato dolosamente o con colpa grave aumentato o

diminuito il passivo, ovvero sottratta o dissimulata una parte

rilevante dell’attivo ovvero dolosamente simulate attivita’

inesistenti;

b) se il proponente non adempie agli obblighi derivanti dal

piano, se le garanzie promesse non vengono costituite o se

l’esecuzione del piano diviene impossibile anche per ragioni non

imputabili al debitore.

3. Il ricorso per la dichiarazione di cui al comma 2, lettera a),

e’ proposto, a pena di decadenza, entro sei mesi dalla scoperta e, in

ogni caso, non oltre due anni dalla scadenza del termine fissato per

l’ultimo adempimento previsto.

4. Il ricorso per la dichiarazione di cui al comma 2, lettera b),

e’ proposto, a pena di decadenza, entro sei mesi dalla scoperta e, in

ogni caso, entro un anno dalla scadenza del termine fissato per

l’ultimo adempimento previsto dall’accordo.

5. La dichiarazione di cessazione degli effetti dell’omologazione

del piano non pregiudica i diritti acquistati dai terzi in buona

fede.

6.Si applica l’articolo 14, comma 5))

 

SEZIONE SECONDA

LIQUIDAZIONE DEL PATRIMONIO

Art. 14-ter

Liquidazione dei beni

((1. In alternativa alla proposta per la composizione della crisi,

il debitore, in stato di sovraindebitamento e per il quale non

ricorrono le condizioni di inammissibilita’ di cui all’articolo 7,

comma 2, lettere a) e b), puo’ chiedere la liquidazione di tutti i

suoi beni.

2. La domanda di liquidazione e’ proposta al tribunale competente

ai sensi dell’articolo 9, comma 1, e deve essere corredata dalla

documentazione di cui all’articolo 9, commi 2 e 3.

3. Alla domanda sono altresi’ allegati l’inventario di tutti i beni

del debitore, recante specifiche indicazioni sul possesso di ciascuno

degli immobili e delle cose mobili, nonche’ una relazione

particolareggiata dell’organismo di composizione della crisi che deve

contenere:

a) l’indicazione delle cause dell’indebitamento e della diligenza

impiegata dal debitore persona fisica nell’assumere volontariamente

le obbligazioni;

b) l’esposizione delle ragioni dell’incapacita’ del debitore

persona fisica di adempiere le obbligazioni assunte;

c) il resoconto sulla solvibilita’ del debitore persona fisica

negli ultimi cinque anni;

d) l’indicazione della eventuale esistenza di atti del debitore

impugnati dai creditori;

e) il giudizio sulla completezza e attendibilita’ della

documentazione depositata a corredo della domanda.

4. L’organismo di composizione della crisi, entro tre giorni dalla

richiesta di relazione di cui al comma 3, ne da’ notizia all’agente

della riscossione e agli uffici fiscali, anche presso gli enti

locali, competenti sulla base dell’ultimo domicilio fiscale

dell’istante.

5. La domanda di liquidazione e’ inammissibile se la documentazione

prodotta non consente di ricostruire compiutamente la situazione

economica e patrimoniale del debitore.

6. Non sono compresi nella liquidazione:

a) i crediti impignorabili ai sensi dell’articolo 545 del codice

di procedura civile;

b) i crediti aventi carattere alimentare e di mantenimento, gli

stipendi, pensioni, salari e cio’ che il debitore guadagna con la sua

attivita’, nei limiti di quanto occorra al mantenimento suo e della

sua famiglia indicati dal giudice;

c) i frutti derivanti dall’usufrutto legale sui beni dei figli, i

beni costituiti in fondo patrimoniale e i frutti di essi, salvo

quanto disposto dall’articolo 170 del codice civile;

d) le cose che non possono essere pignorate per disposizione di

legge.

7. Il deposito della domanda sospende, ai soli effetti del

concorso, il corso degli interessi convenzionali o legali fino alla

chiusura della liquidazione, a meno che i crediti non siano garantiti

da ipoteca, da pegno o privilegio, salvo quanto previsto dagli

articoli 2749, 2788 e 2855, commi secondo e terzo, del codice

civile.))

 

Art. 14-quater

Conversione della procedura di composizione in liquidazione

((1. Il giudice, su istanza del debitore o di uno dei creditori,

dispone, col decreto avente il contenuto di cui all’articolo

14-quinquies, comma 2, la conversione della procedura di composizione della crisi di cui alla sezione prima in quella di liquidazione del patrimonio nell’ipotesi di annullamento dell’accordo o di cessazione degli effetti dell’omologazione del piano del consumatore ai sensi dell’articolo 14-bis, comma 2, lettera a). La conversione e’ altresi’ disposta nei casi di cui agli articoli 11, comma 5, e 14-bis, comma 1, nonche’ di risoluzione dell’accordo o di cessazione degli effetti dell’omologazione del piano del consumatore ai sensi dell’articolo 14-bis, comma 2, lettera b), ove determinati da cause imputabili al debitore.

 

Art. 14-quinquies

Decreto di apertura della liquidazione

1. Il giudice, se la domanda soddisfa i requisiti di cui

all’articolo 14-ter, verificata l’assenza di atti in frode ai

creditori negli ultimi cinque anni, dichiara aperta la procedura di

liquidazione. Si applica l’articolo 10, comma 6.

2. Con il decreto di cui al comma 1 il giudice:

a) ove non sia stato nominato ai sensi dell’articolo 13, comma 1,

nomina un liquidatore, da individuarsi in un professionista in

possesso dei requisiti di cui all’articolo 28 del regio decreto 16

marzo 1942, n. 267;

b) dispone che, sino al momento in cui il provvedimento di

omologazione diventa definitivo, non possono, sotto pena di nullita’,

essere iniziate o proseguite azioni cautelari o esecutive ne’

acquistati diritti di prelazione sul patrimonio oggetto di

liquidazione da parte dei creditori aventi titolo o causa anteriore;

c) stabilisce idonea forma di pubblicita’ della domanda e del

decreto, nonche’, nel caso in cui il debitore svolga attivita’

d’impresa, l’annotazione nel registro delle imprese;

d) ordina, quando il patrimonio comprende beni immobili o beni

mobili registrati, la trascrizione del decreto, a cura del

liquidatore;

e) ordina la consegna o il rilascio dei beni facenti parte del

patrimonio di liquidazione, salvo che non ritenga, in presenza di

gravi e specifiche ragioni, di autorizzare il debitore ad utilizzare

alcuni di essi. Il provvedimento e’ titolo esecutivo ed e’ posto in

esecuzione a cura del liquidatore;

f) fissa i limiti di cui all’articolo 14-ter, comma 5, lettera

b).

3. Il decreto di cui al comma 2 deve intendersi equiparato all’atto

di pignoramento.

4. La procedura rimane aperta sino alla completa esecuzione del

programma di liquidazione e, in ogni caso, ai fini di cui

all’articolo 14-undecies, per i quattro anni successivi al deposito

della domanda.

 

Art. 14-sexies

Inventario ed elenco dei creditori

((1. Il liquidatore, verificato l’elenco dei creditori e

l’attendibilita’ della documentazione di cui all’articolo 9, commi 2

e 3, forma l’inventario dei beni da liquidare e comunica ai creditori

e ai titolari dei diritti reali e personali, mobiliari e immobiliari,

su immobili o cose mobili in possesso o nella disponibilita’ del

debitore:

a) che possono partecipare alla liquidazione, depositando o

trasmettendo, anche a mezzo di posta elettronica certificata e

purche’ vi sia prova della ricezione, la domanda di partecipazione

che abbia il contenuto previsto dall’articolo 14-septies, con

l’avvertimento che in mancanza delle indicazioni di cui alla lettera

e) del predetto articolo, le successive comunicazioni sono eseguite

esclusivamente mediante deposito in cancelleria;

b) la data entro cui vanno presentate le domande;

c) la data entro cui sara’ comunicata al debitore e ai creditori

lo stato passivo e ogni altra utile informazione.

 

Art. 14-septies

Domanda di partecipazione alla liquidazione

((1. La domanda di partecipazione alla liquidazione, di

restituzione o rivendicazione di beni mobili o immobili e’ proposta

con ricorso che contiene:

a) l’indicazione delle generalita’ del creditore;

b) la determinazione della somma che si intende far valere nella

liquidazione, ovvero la descrizione del bene di cui si chiede la

restituzione o la rivendicazione;

c) la succinta esposizione dei fatti e degli elementi di diritto

che costituiscono la ragione della domanda;

d) l’eventuale indicazione di un titolo di prelazione;

e) l’indicazione dell’indirizzo di posta elettronica certificata,

del numero di telefax o l’elezione di domicilio in un comune del

circondario ove ha sede il tribunale competente.

2. Al ricorso sono allegati i documenti dimostrativi dei diritti

fatti valere.

 

Art. 14-octies

Formazione del passivo

((1. Il liquidatore esamina le domande di cui all’articolo

14-septies e, predisposto un progetto di stato passivo, comprendente un elenco dei titolari di diritti sui beni mobili e immobili di proprieta’ o in possesso del debitore, lo comunica agli interessati, assegnando un termine di quindici giorni per le eventuali

osservazioni da comunicare con le modalita’ dell’articolo 14-sexies,

comma 1, lettera a).

2. In assenza di osservazioni, il liquidatore approva lo stato

passivo dandone comunicazione alle parti.

3. Quando sono formulate osservazioni e il liquidatore le ritiene

fondate, entro il termine di quindici giorni dalla ricezione

dell’ultima osservazione, predispone un nuovo progetto e lo comunica ai sensi del comma 1.

4. In presenza di contestazioni non superabili ai sensi del comma

3, il liquidatore rimette gli atti al giudice che lo ha nominato, il

quale provvede alla definitiva formazione del passivo. Si applica

l’articolo 10, comma 6.

 

Art. 14-novies

Liquidazione

((1. Il liquidatore, entro trenta giorni dalla formazione

dell’inventario, elabora un programma di liquidazione, che comunica

al debitore ed ai creditori e deposita presso la cancelleria del

giudice. Il programma deve assicurare la ragionevole durata della

procedura.

2. Il liquidatore ha l’amministrazione dei beni che compongono il

patrimonio di liquidazione. Fanno parte del patrimonio di

liquidazione anche gli accessori, le pertinenze e i frutti prodotti

dai beni del debitore. Il liquidatore cede i crediti, anche se

oggetto di contestazione, dei quali non e’ probabile l’incasso nei

quattro anni successivi al deposito della domanda. Le vendite e gli

altri atti di liquidazione posti in essere in esecuzione del

programma di liquidazione sono effettuati dal liquidatore tramite

procedure competitive anche avvalendosi di soggetti specializzati,

sulla base di stime effettuate, salvo il caso di beni di modesto

valore, da parte di operatori esperti, assicurando, con adeguate

forme di pubblicita’, la massima informazione e partecipazione degli

interessati. Prima del completamento delle operazioni di vendita, il

liquidatore informa degli esiti delle procedure il debitore, i

creditori e il giudice. In ogni caso, quando ricorrono gravi e

giustificati motivi, il giudice puo’ sospendere con decreto motivato

gli atti di esecuzione del programma di liquidazione. Se alla data di

apertura della procedura di liquidazione sono pendenti procedure

esecutive il liquidatore puo’ subentrarvi.

3. Il giudice, sentito il liquidatore e verificata la conformita’

degli atti dispositivi al programma di liquidazione, autorizza lo

svincolo delle somme, ordina la cancellazione della trascrizione del

pignoramento e delle iscrizioni relative ai diritti di prelazione,

nonche’ di ogni altro vincolo, ivi compresa la trascrizione del

decreto di cui all’articolo 14-quinquies, comma 1, dichiara la

cessazione di ogni altra forma di pubblicita’ disposta.

4. I requisiti di onorabilita’ e professionalita’ dei soggetti

specializzati e degli operatori esperti dei quali il liquidatore puo’

avvalersi ai sensi del comma 1, nonche’ i mezzi di pubblicita’ e

trasparenza delle operazioni di vendita sono quelli previsti dal

regolamento del Ministro della giustizia di cui all’articolo 107,

settimo comma, del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267.

5. Accertata la completa esecuzione del programma di liquidazione

e, comunque, non prima del decorso del termine di quattro anni dal

deposito della domanda, il giudice dispone, con decreto, la chiusura

della procedura.

 

Art. 14-decies

Azioni del liquidatore

((1. Il liquidatore esercita ogni azione prevista dalla legge

finalizzata a conseguire la disponibilita’ dei beni compresi nel

patrimonio da liquidare e comunque correlata con lo svolgimento

dell’attivita’ di amministrazione di cui all’articolo 14-novies,

comma 2. Il liquidatore puo’ altresi’ esercitare le azioni volte al

recupero dei crediti compresi nella liquidazione.

 

Art. 14-undecies

Beni e crediti sopravvenuti

((1. I beni sopravvenuti nei quattro anni successivi al deposito

della domanda di liquidazione di cui all’articolo 14-ter

costituiscono oggetto della stessa, dedotte le passivita’ incontrate

per l’acquisto e la conservazione dei beni medesimi. Ai fini di cui

al periodo precedente il debitore integra l’inventario di cui

all’articolo 14-ter, comma 3.

 

Art. 14-duodecies

Creditori posteriori

((1. I creditori con causa o titolo posteriore al momento

dell’esecuzione della pubblicita’ di cui all’articolo 14-quinquies,

comma 2, lettere c) e d), non possono procedere esecutivamente sui

beni oggetto di liquidazione.

2. I crediti sorti in occasione o in funzione della liquidazione o

di uno dei procedimenti di cui alla precedente sezione sono

soddisfatti con preferenza rispetto agli altri, con esclusione di

quanto ricavato dalla liquidazione dei beni oggetto di pegno ed

ipoteca per la parte destinata ai creditori garantiti.

 

Art. 14-terdecies

Esdebitazione

((1. Il debitore persona fisica e’ ammesso al beneficio della

liberazione dei debiti residui nei confronti dei creditori

concorsuali e non soddisfatti a condizione che:

a) abbia cooperato al regolare ed efficace svolgimento della

procedura, fornendo tutte le informazioni e la documentazione utili,

nonche’ adoperandosi per il proficuo svolgimento delle operazioni;

b) non abbia in alcun modo ritardato o contribuito a ritardare lo

svolgimento della procedura;

c) non abbia beneficiato di altra esdebitazione negli otto anni

precedenti la domanda;

d) non sia stato condannato, con sentenza passata in giudicato,

per uno dei reati previsti dall’articolo 16;

e) abbia svolto, nei quattro anni di cui all’articolo

14-undecies, un’attivita’ produttiva di reddito adeguata rispetto

alle proprie competenze e alla situazione di mercato o, in ogni caso,

abbia cercato un’occupazione e non abbia rifiutato, senza

giustificato motivo, proposte di impiego;

f) siano stati soddisfatti, almeno in parte, i creditori per

titolo e causa anteriore al decreto di apertura della liquidazione.

2. L’esdebitazione e’ esclusa:

a) quando il sovraindebitamento del debitore e’ imputabile ad un

ricorso al credito colposo e sproporzionato rispetto alle sue

capacita’ patrimoniali;

b) quando il debitore, nei cinque anni precedenti l’apertura

della liquidazione o nel corso della stessa, ha posto in essere atti

in frode ai creditori, pagamenti o altri atti dispositivi del proprio

patrimonio, ovvero simulazioni di titoli di prelazione, allo scopo di

favorire alcuni creditori a danno di altri.

3. L’esdebitazione non opera:

a) per i debiti derivanti da obblighi di mantenimento e

alimentari;

b) per i debiti da risarcimento dei danni da fatto illecito

extracontrattuale, nonche’ per le sanzioni penali ed amministrative

di carattere pecuniario che non siano accessorie a debiti estinti;

c) per i debiti fiscali che, pur avendo causa anteriore al

decreto di apertura delle procedure di cui alle sezioni prima e

seconda del presente capo, sono stati successivamente accertati in

ragione della sopravvenuta conoscenza di nuovi elementi.

4. Il giudice, con decreto adottato su ricorso del debitore

interessato, presentato entro l’anno successivo alla chiusura della

liquidazione, sentiti i creditori non integralmente soddisfatti e

verificate le condizioni di cui ai commi 1 e 2, dichiara inesigibili

nei suoi confronti i crediti non soddisfatti integralmente. I

creditori non integralmente soddisfatti possono proporre reclamo ai

sensi dell’articolo 739 del codice di procedura civile di fronte al

tribunale e del collegio non fa parte il giudice che ha emesso il

decreto.

5. Il provvedimento di esdebitazione e’ revocabile in ogni momento,

su istanza dei creditori, se risulta:

a) che e’ stato concesso ricorrendo l’ipotesi del comma 2,

lettera b);

b) che e’ stato dolosamente o con colpa grave aumentato o

diminuito il passivo, ovvero sottratta o dissimulata una parte

rilevante dell’attivo ovvero simulate attivita’ inesistenti.

6. Si applicano, in quanto compatibili, gli articoli 737 e seguenti

del codice di procedura civile. Il reclamo si propone al tribunale e

del collegio non puo’ far parte il giudice che ha pronunciato il

provvedimento.

 

SEZIONE TERZA

DISPOSIZIONI COMUNI

Art. 15

Organismi di composizione della crisi

((1. Possono costituire organismi per la composizione delle crisi

da sovraindebitamento enti pubblici dotati di requisiti di

indipendenza e professionalita’ determinati con il regolamento di cui

al comma 3. Gli organismi di conciliazione costituiti presso le

camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura ai sensi

dell’articolo 2 della legge 29 dicembre 1993, n. 580, e successive

modificazioni, il segretariato sociale costituito ai sensi

dell’articolo 22, comma 4, lettera a), della legge 8 novembre 2000,

n. 328, gli ordini professionali degli avvocati, dei commercialisti

ed esperti contabili e dei notai sono iscritti di diritto, a semplice

domanda, nel registro di cui al comma 2.

2. Gli organismi di cui al comma 1 sono iscritti in un apposito

registro tenuto presso il Ministero della giustizia.

3. I requisiti di cui al comma 1 e le modalita’ di iscrizione nel

registro di cui al comma 2, sono stabiliti con regolamento adottato

dal Ministro della giustizia, di concerto con il Ministro dello

sviluppo economico ed il Ministro dell’economia e delle finanze, ai

sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400,

entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente

decreto. Con lo stesso decreto sono disciplinate le condizioni per

l’iscrizione, la formazione dell’elenco e la sua revisione, la

sospensione e la cancellazione degli iscritti, nonche’ la

determinazione dei compensi e dei rimborsi spese spettanti agli

organismi a carico dei soggetti che ricorrono alla procedura.

4. Dalla costituzione e dal funzionamento degli organismi indicati

al comma 1 non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della

finanza pubblica, e le attivita’ degli stessi devono essere svolte

nell’ambito delle risorse umane, strumentali e finanziarie

disponibili a legislazione vigente.

5. L’organismo di composizione della crisi, oltre a quanto previsto

dalle sezioni prima e seconda del presente capo, assume ogni

iniziativa funzionale alla predisposizione del piano di

ristrutturazione e all’esecuzione dello stesso.

6. Lo stesso organismo verifica la veridicita’ dei dati contenuti

nella proposta e nei documenti allegati, attesta la fattibilita’ del

piano ai sensi dell’articolo 9, comma 2.

7. L’organismo esegue le pubblicita’ ed effettua le comunicazioni

disposte dal giudice nell’ambito dei procedimenti previsti dalle

sezioni prima e seconda del presente capo. Le comunicazioni sono

effettuate a mezzo posta elettronica certificata se il relativo

indirizzo del destinatario risulta dal registro delle imprese ovvero

dall’Indice nazionale degli indirizzi di posta elettronica

certificata delle imprese e dei professionisti e, in ogni altro caso,

a mezzo telefax o lettera raccomandata.

8. Quando il giudice lo dispone ai sensi degli articoli 13, comma

1, o 14-quinquies, comma 2, l’organismo svolge le funzioni di

liquidatore stabilite con le disposizioni del presente capo. Ove

designato ai sensi dell’articolo 7, comma 1, svolge le funzioni di

gestore per la liquidazione.

9. I compiti e le funzioni attribuiti agli organismi di

composizione della crisi possono essere svolti anche da un

professionista o da una societa’ tra professionisti in possesso dei

requisiti di cui all’articolo 28 del regio decreto 16 marzo 1942, n.

267, e successive modificazioni, ovvero da un notaio, nominati dal

presidente del tribunale o dal giudice da lui delegato. Fino

all’entrata in vigore del regolamento di cui al comma 3, i compensi

sono determinati secondo i parametri previsti per i commissari

giudiziali nelle procedure di concordato preventivo, quanto alle

attivita’ di cui alla sezione prima del presente capo, e per i

curatori fallimentari, quanto alle attivita’ di cui alla sezione

seconda del presente capo. I predetti compensi sono ridotti del

quaranta per cento.

10. Per lo svolgimento dei compiti e delle attivita’ previsti dal

presente capo, il giudice e, previa autorizzazione di quest’ultimo,

gli organismi di composizione della crisi possono accedere ai dati

contenuti nell’anagrafe tributaria, compresa la sezione prevista

dall’articolo 7, sesto comma, del decreto del Presidente della

Repubblica 29 settembre 1973, n. 605, nei sistemi di informazioni

creditizie, nelle centrali rischi e nelle altre banche dati

pubbliche, ivi compreso l’archivio centrale informatizzato di cui

all’articolo 30-ter, comma 2, del decreto legislativo 13 agosto 2010,

n. 141, nel rispetto delle disposizioni contenute nel codice in

materia di protezione dei dati personali, di cui al decreto

legislativo 30 giugno 2003, n. 196, e del codice di deontologia e di

buona condotta per i sistemi informativi gestiti da soggetti privati

in tema di crediti al consumo, affidabilita’ e puntualita’ nei

pagamenti, di cui alla deliberazione del Garante per la protezione

dei dati personali 16 novembre 2004, n. 8, pubblicata nella Gazzetta

Ufficiale n. 300 del 23 dicembre 2004.

11. I dati personali acquisiti a norma del presente articolo

possono essere trattati e conservati per i soli fini e tempi della

procedura e devono essere distrutti contestualmente alla sua

conclusione o cessazione. Dell’avvenuta distruzione e’ data

comunicazione al titolare dei suddetti dati, tramite lettera

raccomandata con avviso di ricevimento o tramite posta elettronica

certificata, non oltre quindici giorni dalla distruzione medesima.

 

Art. 16

Sanzioni

((1. Salvo che il fatto costituisca piu’ grave reato, e’ punito con

la reclusione da sei mesi a due anni e con la multa da 1.000 a 50.000

euro il debitore che:

a) al fine di ottenere l’accesso alla procedura di composizione

della crisi di cui alla sezione prima del presente capo aumenta o

diminuisce il passivo ovvero sottrae o dissimula una parte rilevante

dell’attivo ovvero dolosamente simula attivita’ inesistenti;

b) al fine di ottenere l’accesso alle procedure di cui alle

sezioni prima e seconda del presente capo, produce documentazione

contraffatta o alterata, ovvero sottrae, occulta o distrugge, in

tutto o in parte, la documentazione relativa alla propria situazione

debitoria ovvero la propria documentazione contabile;

c) omette l’indicazione di beni nell’inventario di cui

all’articolo 14-ter, comma 3;

d) nel corso della procedura di cui alla sezione prima del

presente capo, effettua pagamenti in violazione dell’accordo o del

piano del consumatore;

e) dopo il deposito della proposta di accordo o di piano del

consumatore, e per tutta la durata della procedura, aggrava la sua

posizione debitoria;

f) intenzionalmente non rispetta i contenuti dell’accordo o del

piano del consumatore.

2. Il componente dell’organismo di composizione della crisi, ovvero

il professionista di cui all’articolo 15, comma 9, che rende false

attestazioni in ordine alla veridicita’ dei dati contenuti nella

proposta o nei documenti ad essa allegati, alla fattibilita’ del

piano ai sensi dell’articolo 9, comma 2, ovvero nella relazione di

cui agli articoli 9, comma 3-bis, 12, comma 1 e 14-ter, comma 3, e’

punito con la reclusione da uno a tre anni e con la multa da 1.000 a

50.000 euro.

3. La stessa pena di cui al comma 2 si applica al componente

dell’organismo di composizione della crisi, ovvero al professionista

di cui all’articolo 15, comma 9, che cagiona danno ai creditori

omettendo o rifiutando senza giustificato motivo un atto del suo

ufficio.